domenica 23 giugno 2013

JP Morgan dixit: i diritti sono un problema


Il 28 maggio 2013 sarà da ricordare: per la prima volta il potere economico ci comunica, nero su bianco, dove andremo a finire.
JP Morgan, il colosso finanziario sotto accusa negli Stati Uniti per essere stata la causa scatenante della crisi dei mutui sub prime, ha pubblicato una ricerca (testo integrale qui) sull'integrazione economica europea, che analizza le ragioni dell'attuale stato di disintegrazione, auspicando quella che ormai possiamo chiamare la "soluzione finale".
L'analisi giunge alla considerazione che sempre di più l'Europa si sta convincendo che i suoi problemi, prima che economici, sono politici, e che è necessario risolvere prima questi ultimi. E, per farlo, i paesi dell'Europa meridionale devono liberarsi dal fastidiosissimo retaggio antifascista, nonché di alcuni inconcepibili diritti che non è più il caso di garantire.    
Il passo fondamentale a pagina 12:

Le costituzioni mostrano una forte influenza socialista, riflettendo la forza dei partiti di sinistra all'indomani della caduta del fascismo. I sistemi politici della periferia tipicamente mostrano le seguenti caratteristiche: 
- esecutivi deboli;
- stato centrale debole verso le regioni;
- protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori;
- sistema di ricerca del consenso che foraggia il clientelismo   politico;
- il diritto di protestare se avvengono cambiamenti sgraditi che modificano lo status quo politico.  

E conclude affermando che l'Italia sarà un importante banco di prova dei necessari cambiamenti. 

Non so se avete anche voi fatto un salto sulla sedia, ma almeno ora è tutto chiaro, nero su bianco: il fascismo va restaurato, i diritti eliminati, soprattutto quello odiosissimo di protestare. Zitti e buoni, che è grasso che cola se ogni tanto vi concediamo un tozzo di pane e, se fate i bravi, anche una partita di pallone. Se poi ci fate pure il piacere di morire, ve ne saremmo grati.
Ora si capisce bene perché "i 40 saggi" devono mettere mano alla Costituzione, con un risultato che sarà di gran lunga peggiore di quello che otterrebbero se prendessero 40 persone qualunque dalla strada. 

Il rapporto di JP Morgan precede di pochi giorni quello di Mediobanca Securities che prevede il default dell'Italia entro sei mesi, articolo qui. Le banche italiane sono alla frutta, una gigantesca crisi dei mutui è alle porte e, se il governo dell'inciucio non si dà una mossa (trovare 75 miliardi subito, indovinate dove) la Grecia in confronto sarà una passeggiata.  
Cercasi volontario che spieghi la situazione ad Alfano, purché supportato da una flebo di neuroni liofilizzati.

Sarà un caso, ma proprio in questi giorni la mia banca italiana mi ha comunicato una deliziosa "proposta unilaterale" (la chiamano proprio così) di riduzione di dieci volte del tasso creditore: da 0.25% a 0.025%. Ma naturalmente è solo una proposta, se voglio posso recedere dal contratto. Carini, no? Se per caso non ci credete vi allego la comunicazione:

Clicca per ingrandire 

Io, uomo della strada, non mi chiedo più dove andremo a finire: ormai lo so.
Mi rimane da capire una cosa: fino a quando si potrà trattenere un popolo bello incazzato dal posare il telecomando per impugnare una mazza da baseball? 
Urge una rivoluzione: campionato di calcio su 12 mesi, mondiali permanenti e festival di San Remo mensile. Se poi vogliamo addirittura un lavoro, impariamo a cantare e a tirar di pallone, chissà. 

sabato 20 aprile 2013

Mars One: follia, business, o sogno? Tutt'e tre.


Questi fanno maledettamente sul serio. Non sono vaneggiamenti, tra soli dieci anni inizierà la colonizzazione umana di Marte.
La mia prima reazione alla notizia è stata "hahaha".
La seconda reazione, a una lettura più attenta: "ma è orribile!".
La terza reazione, leggendo la fattibilità tecnica: "questi sono pazzi".
Quarta reazione, dopo aver letto tutto ma proprio tutto il sito del progetto, ascoltato tutte le interviste e aver raccolto altre informazioni da fonti terze: "porca vacca, funziona!". E poi non ci ho dormito.

Il progetto è olandese, la NASA non c'entra come non c'entrano altri enti governativi e stati, è tutto privato.
Quattro uomini raggiungeranno Marte nel 2023, e ogni due anni saranno raggiunti da altri quattro, per raggiungere il numero di 20 coloni nel 2033.
Per nessuno è previsto il ritorno sulla Terra, il che, sorvolando su alcune minuzie etiche e filosofiche, abbatte enormemente i costi. Questi ammontano, per il setup dell'insediamento su Marte e l'arrivo dei primi quattro astronauti-coloni, a 6 miliardi di dollari.
La parte principale del finanziamento arriverà dalla diffusione del più grande reality della storia della televisione: la selezione degli astronauti, l'addestramento, le prove in un insediamento gemello realizzato in qualche deserto terrestre, il viaggio verso Marte e i primi anni di vita della colonia.
So che state pensando "orribile", ma aspettate un attimo a scandalizzarvi, siete solo alla seconda reazione.
A questo punto guardate il breve video di presentazione (se cliccate sull'icona Youtube e vi partono i sottotitoli in italiano):


Poi potete andare sul sito del progetto (vi consiglio vivamente la sezione FAQ), oppure accontentarvi del modesto riassunto che segue.

"Mars One", il cui ispiratore, fondatore e pazzo principale è Bas Lansdorp, un ingegnere olandese, è una fondazione senza scopo di lucro, che possiede il 90% della "Interplanetary Media Group" (IMG) che a sua volta ha l'esclusiva sui diritti di diffusione del reality. Questo vuol dire che il 90% dei proventi, pubblicitari e non, andrà a finanziare la missione.


Bas Lansdorp

Diffidente, sono andato a cercare il sito della IMG e ho scoperto che non esiste, ma è stato registrato il dominio a nome di Bas Lansdorp, potete verificarlo qui. Questo vuol dire che eventuali immondizie berluscomorfe non hanno messo le grinfie sul reality. Io mi sento un po' meno scandalizzato. 

Tutta la tecnologia necessaria per il progetto, che è partito in segreto nel 2011 per poi svelarsi solo quando è risultato fattibile sia tecnicamente che finanziariamente, è già disponibile; lo studio di fattibilità è completo e ci sono già le lettere d'intenti dei fornitori, tra i quali l'Alenia che realizzerà i moduli abitativi. Ecco in breve le tappe:

2013:
selezione dei primi 40 astronauti e costruzione del modello in scala della colonia per l'addestramento.
2014:
produzione del primo satellite per le comunicazioni.
2016:
lancio verso Marte di una capsula con rifornimenti contenente 2500 kg di cibo.
2018:
lancio di un veicolo che determinerà la migliore posizione dell'insediamento.
2021:
lancio di altre sei capsule: due unità abitative, due di supporto vitale e due di rifornimenti, insieme a un secondo veicolo.
2022:
lancio del primo gruppo di quattro coloni.
2023:
sette mesi dopo, i primi coloni atterrano su Marte.
2025:
lancio del secondo gruppo di quattro coloni.
2033:
la colonia sarà ormai di 20 persone.

Come faranno a vivere? Molte risposte sono sul sito ma ve ne riassumo qualcuna: l'acqua sarà estratta dal suolo per evaporazione; l'ossigeno sarà ottenuto per elettrolisi dell'acqua e miscelato con l'azoto di cui l'atmosfera marziana è ricchissima, per ottenere aria. Il cibo sarà prodotto in serre a coltivazione idroponica e l'energia sarà ottenuta da pannelli solari srotolati sul suolo. Li vedete in quest'immagine, sono quelle strisce che sembrano coltivazioni:

   
I coloni vivranno nelle unità abitative gonfiabili che vedete espandersi dietro alle sei capsule principali:

(clicca per ingrandire)

dove avranno a disposizione 50 mq a testa e potranno muoversi liberamente con un normale abbigliamento terrestre. Per uscire all'esterno, dovranno indossare la tenuta astronautica che, oltre a fornire ossigeno, li proteggerà dalle radiazioni e dalla temperatura di -60° in media.

Al momento in cui scrivo, la raccolta delle candidature degli astronauti inizierà tra due giorni; ne saranno selezionati 40 e il loro addestramento durerà 8 anni. E' prevista la partecipazione del pubblico nella selezione finale del primo equipaggio.
Piccolo giallo: su Wikipedia in inglese si dice che sono state già raccolte 40.000 candidature, mentre sul sito ufficiale è detto che l'inizio della raccolta è imminente.
Comunque sia, quanti potranno desiderare di lasciare la Terra per sempre, con prospettive rischiosissime? Tantissimi, di pazzi è pieno il mondo e io sarei uno di quelli se avessi quarant'anni di meno e se non abitassi già su Marte da un pezzo.

Parliamo dei rischi. L'intero progetto è basato su una sequenza di operazioni tecnologiche, di cui non ne può fallire nessuna: rischio alto ma noto.
La salute fisica e mentale dei coloni: rischio alto e in parte ignoto. E se i coloni danno fuori di matto? Che ci facciamo qui? Andiamocene! Dove? Come? Suicidio.
Le radiazioni: sia durante il viaggio di sette mesi verso Marte, sia durante la permanenza sul pianeta, non sappiamo con certezza a che intensità di radiazioni saranno sottoposti i coloni. Sono possibili danni al sistema immunitario e tumori? C'è un ampio margine d'incertezza.
Infortuni: anche se un'attrezzatura di base sarà disponibile e due dei coloni riceveranno un'approfondita istruzione medica, un incidente che sarebbe banale sulla Terra può condannare un colono.     
La gravità: su Marte è il 38% di quella terrestre, i muscoli si inflaccidiscono, le ossa perdono densità, l'intero organismo deve adattarsi e probabilmente ci riuscirà, semplicemente per il fatto che passa da una gravità terrestre a una gravità più "facile".
E' molto probabile invece che i coloni non potrebbero, dopo anni di vita su Marte, riadattarsi alla gravità terrestre. Anche se fosse tecnicamente possibile tornare (ma per ora non lo è), non sopravviverebbero al 100% di gravità: non potrebbero muoversi e il loro cuore non riuscirebbe più a pompare.

Quindi è un viaggio sicuramente senza ritorno e con prospettive oscure.
Forse ricordate che abbiamo già parlato in passato di un'ipotetica colonizzazione di mondi molto più lontani, a proposto del progetto della "Astronave dei cento anni": affascinante e visionario ma al momento non c'è nessuna concretezza, mancano totalmente le basi tecnologiche che sono di là da venire. Però quel progetto avrà lo scopo di cercare mondi vivibili, mentre Mars One porterà l'uomo in un ambiente totalmente ostile. Perché? A fare cosa?

Una risposta è che la sete di conoscenza non può essere placata se non bevi, anche se sai che l'acqua potrebbe essere avvelenata. Mi viene in mente Marie Curie, che ben sapeva a cosa sarebbe andata incontro e non si fermò (lo sapete che tutti i suoi appunti sono ancora radioattivi?).
Un'altra è che abbiamo bisogno di stimoli per progredire nella ricerca e nell'apertura delle nostre menti; il nostro mondo è diventato ormai troppo piccolo.
Ma la risposta più importante non è razionale: quando abbiamo un sogno, niente può fermarci se lo vediamo realizzabile. Questo è sempre stato e sempre sarà il principale motore e la principale minaccia per l'avventura umana.

sabato 13 aprile 2013

In attesa della grande cometa: spettacolo o flop?


La grande cometa Donati del 1858 nel cielo di Firenze

Nell'aprile del 1997 ebbi una grande fortuna: fui chiamato al lavoro per un'emergenza alle tre del mattino. Era una notte ancora fredda, il cielo era limpidissimo e senza luna. Uscendo di casa ebbi la percezione che qualcosa di strano, lassù in cielo, stava richiamando la mia attenzione; ricordo che mi caddero le chiavi della macchina dalle mani e un brivido di paura mi percorse, perché vidi esattamente questo:

Hale-Bopp, aprile 1997
(Clicca per ingrandire)

L'avevo cercata tanto nei giorni precedenti, senza successo. Non mi spiegavo perché invece in quel momento fosse così evidente; come avevo fatto a non vederla prima?
Con le comete è così, ci vuole un po' di fortuna per trovarsi nelle condizioni ideali di osservazione. Un giorno niente, e il giorno dopo è lì, luminosissima, elegante, da mozzare il fiato. Era la Hale-Bopp, una delle comete più brillanti del secolo scorso.
Ma la natura ci promette qualcosa di ancora più straordinario per la prossima fine d'anno.

Prima di parlarne, però, diciamo facile facile cosa sono le comete. Palle di roccia e ghiaccio, soprattutto ghiaccio, che orbitano intorno al Sole con delle traiettorie perlopiù fortemente ellittiche e periodicità che va da qualche anno a milioni di anni. Quando si avvicinano al Sole i materiali volatili di cui sono composte, cioè acqua, metano e anidride carbonica, sublimano e formano una coda di lunghezza variabile da centinaia di migliaia a milioni di chilometri.

La lunghezza della coda dipende dal diametro del nucleo della cometa (da pochi metri a decine di chilometri) e dalla distanza che raggiunge dalla nostra stella. Più sono grandi e più passano vicine al Sole, più lunga sarà la coda. Le code in realtà sono due: una bianca, la più visibile, formata dalla sublimazione di cui dicevo prima e una blu, molto meno visibile, formata da ioni che si sprigionano dalla cometa per effetto delle tremende forze elettromagnetiche solari. Nella foto della Hale-Bopp qui sopra sono visibili ambedue le code. 

Ogni volta che una cometa periodica passa accanto al Sole, perde un po' di materia che finisce volatilizzata nella coda. Quindi dopo un certo numero di passaggi la cometa "muore", avendo perso tutte le sostanze volatili, e si riduce in un pezzo di roccia vagante nello spazio. 

Esistono poi le comete non periodiche, che percorrono orbite paraboliche o iperboliche e quindi sono destinate a farsi vedere una sola volta. Questo è il caso di ISON, che verrà a trovarci sul finire del 2013 promettendo uno spettacolo senza precedenti. Ma se il diavolo ci mette la coda, potrebbe anche non mantenere la promessa.

ISON, che deriva il nome dal programma di ricerca che l'ha scoperta nel 2012, l'International Scientific Optical Network, è una cometa con orbita iperbolica di tipo radente (cioè passerà molto vicina al Sole), probabilmente proveniente dalla Nube di Oort (ne abbiamo parlato qui). Il fatto che sia la prima volta che andrà incontro al Sole ne fa una cometa "vergine": i suoi materiali volatili sono ancora intatti, il che dovrebbe assicurare lo sviluppo di una coda molto lunga e spettacolare, assumendo una luminosità superiore a quella della luna piena e mostrandosi visibile anche di giorno.

Ecco un'ipotesi su come ci si presenterà:


Il momento di maggior vicinanza alla Terra sarà il 26 dicembre, a "soli" 60 milioni di chilometri, per poi proseguire verso il Sole che rasenterà ad appena 1.100.000 Km dalla sua superficie. Attualmente è un puntino visibile solo dai telescopi delle sonde; ecco un filmato girato dalla sonda Deep Impact il 17 gennaio, quando ISON si trovava a 793 milioni di chilometri da noi:


Dicevamo della possibilità che ISON ci deluda: il suo passaggio vicinissimo al Sole comporta il rischio che la cometa si disintegri privandoci dello spettacolo. Questo potrebbe accadere se le spaventose forze gravitazionali solari l'avessero vinta sulla forza di coesione del nucleo della cometa. Per il momento gli astronomi non si sbilanciano sulla probabilità che ciò accada, tra qualche mese ne dovremmo sapere di più.
Se invece andrà tutto bene, lo spettacolo sarà tra lo straordinario e lo stratosferico, forse al di sopra di qualunque altra apparizione di cometa a cui abbia assistito il genere umano.

Una cosa è invece già certissima: con l'avvicinarsi della data si moltiplicheranno le tesi catastrofiste e complottiste. Leggeremo che "I Maya si sono sbagliati solo di un anno", che "La NASA non dice tutta la verità", che "L'umanità sarà cancellata da un meteorite che si nasconde dietro a ISON". Aspettiamoci un numero speciale di Kazzenger.
Personalmente c'è un solo evento astronomico che aspetto con ansia: la comparsa della cometa selettiva, quella capace di far fuori solo gli imbecilli.

domenica 31 marzo 2013

Mammuth Park: è cosa buona e giusta?


Il numero di aprile di National Geographic presenta un bel servizio sui progetti presenti e futuri per riportare in vita alcune specie animali estinte, grazie all'ingegneria genetica.
Alcuni di questi progetti sono molto avanzati, per esempio la "risurrezione" della rana australiana a gestazione gastrica, estinta nel 1983, che ingoiava le uova fecondate per poi partorire i piccoli dalla bocca:


Essendo una specie estinta pochi anni fa, questo è un caso "facile" perché il DNA della rana è integro negli esemplari congelati, tant'è che alcuni embrioni sono già stati "fabbricati" e sono pronti per l'impianto nell'uovo di una rana "ospite".
Ciò non toglie che la procedura tecnica sia molto complessa. Ed è ancora più complessa nei casi, i più frequenti, in cui il DNA di partenza è più o meno danneggiato, per esempio quello del mammut lanoso.

Per cominciare occorrono dei tessuti della specie estinta nelle migliori condizioni possibili, tali da poterne estrarre un DNA quasi integro. Questo è possibile per gli esemplari conservati in laboratorio oppure nell'ambiente naturale, grazie al permafrost siberiano:

Cucciolo di mammut estratto dai ghiacci siberiani 

Milioni e milioni di molecole vengono assemblate per formare il nuovo DNA, in parte "letto" dall'esemplare conservato e in parte ricostruito per le parti mancanti da specie geneticamente molto vicine. Il risultato sarà un DNA fedele all'originale, tale da "codificare" un animale del tutto identico a quello estinto. Questo DNA andrà a sostituire quello presente in una cellula uovo dell'animale che ospiterà la gestazione.

Come dicevo, non c'è dubbio che sarà fatto; e lo sarà a cominciare già da questo decennio. Dopo la rana seguiranno il Piccione migratore (estinto nel 1914), il Tilacino (1934), il Dodo (1662), il Mammuth lanoso (3.700 anni fa) e la Tigre dai denti a sciabola (10.000 anni fa). Sono tutte specie il cui DNA è già esistente completo o ricostruibile da specie affini. Ed ecco lo zoo de-estinto che ci aspetta: 

 Piccione migratore

Tilacino o Tigre della Tasmania, marsupiale. Filmato del 1933.

Dodo

Mammut lanoso

Tigre dai denti a sciabola

E' cosa buona e giusta? Non lo so, sono combattuto tra entusiasmo infantile e matura riflessione.  

Entusiasmo infantile:
- Mi mancano le specie estinte, voglio vedere un mammut vivo!
- E' stata colpa nostra, dobbiamo riparare.
- Sviluppiamo e manteniamo la bio-diversità.
- Da queste tecniche impareremmo molto per la cura delle malattie.
- Questa è scienza!

Matura riflessione:
- Sapendo di poterle far rivivere, avremo meno cura nel mantenimento delle specie.
- Le biosfere di riferimento non esistono più, come vivranno?
- Pericolo di sfruttamento commerciale (brevetti delle specie). Orrore!   
- Basta un solo errore per generare un mostro.
- E, soprattutto, dove possiamo arrivare con queste tecniche? 

Pro: 5; contro: 5 = stallo intellettuale.
Però forse dovremmo fare una più profonda riflessione sull'ultima domanda: dove arriveremo con queste tecniche? C'è una possibile risposta davvero inquietante:

 Un Neanderthal come apparirebbe oggi

Il DNA del Neanderthal, estinto circa 30.000 anni fa, è noto al 70%. Da quello che finora è noto, è uguale al nostro per circa il 99.5%. Prima o poi conosceremo il completo genoma del nostro cugino estinto, il resto viene da sé. 
A quel punto, se diventa fattibile, si farà. Sarebbe troppa la curiosità scientifica, non riusciremmo a fermarla.
Questo era l'uomo europeo, era già qui quando noi siamo arrivati dall'Africa, abbiamo convissuto con lui per decine di migliaia di anni, forse ci siamo ibridati con lui, forse lo abbiamo costretto noi a estinguersi.
Era un vero uomo, era intelligente, ma viveva solo di caccia mentre noi eravamo anche agricoltori, sfruttavamo meglio le risorse e modificavamo i biotopi, sottraendo ambiente alle prede del Neanderthal. E questo potrebbe averlo finito.
Qualche scienziato in buona fede si sentirebbe troppo in colpa per non provarci.
E qualcun altro, mosso da meno nobili intenti, potrebbe brevettare una razza di schiavi per assemblare a costi ridicoli le nostre scarpe di moda. 
Forse è meglio che ci fermiamo prima? 

sabato 16 marzo 2013

Se questo è un uomo

 
Mi perdoni Primo Levi se gli ho “mutuato” il titolo del post, ma è la prima cosa che mi è venuta in mente dopo la lettura di quanto segue, a proposito dell’incendio della Città della Scienza di Napoli:

“Ho scoperto che nei capannoni dell’ex Italsider si propagandava l’evoluzionismo, una superstizione ottocentesca ancora presente negli ambienti parascientifici […]. Il darwinismo è una forma di nichilismo e secondo il filosofo Fabrice Hadjadj dire a un ragazzo che discende dai primati significa approfittare della sua natura fiduciosa per gettarlo nella disperazione e indurlo a comportarsi da scimmia. Dovevano bruciarla prima, la Città della Scienza.” 
Camillo Langone, Il Foglio, 7 marzo 2013 (testo integrale qui)

L’articolo è un florilegio di imbecillità, godetevele, ma adesso mi tocca tornare a difendere la teoria dell’evoluzione, come avevo già fatto qui.
Vi sarete accorti che negli ultimi anni (come al solito importiamo non-conoscenza dagli americani e ce la beviamo) si sente spesso dire che “in fondo, quella dell’evoluzione è solo una teoria”. Vero, ma una teoria scientifica non è come una "teoria" sentita al bar, di quelle del tipo “secondo me quei due se la intendono”.
La parola teoria ha un significato molto preciso nel linguaggio della Scienza, che non è quello del bar.

Potremmo pensare che uno scienziato si svegli al mattino e, mentre sorseggia il caffè, butti giù qualche riga relativa a un’idea che gli è balenata di notte e in questo modo sviluppi una teoria.
No, no, no. Nella lingua della Scienza una teoria è un punto d’arrivo, non di partenza. Si parte dall’osservazione e si sviluppa un modello (ipotesi) che possa fornire una spiegazione a quanto osservato. Il modello per essere tale deve offrire la possibilità di verifica delle predizioni in esso contenute, e solo dopo moltissime verifiche (soggette alla validazione di molti scienziati, non di uno solo) diventa una teoria. Una volta che la teoria è accettata continuano le verifiche e gli eventuali suoi aggiustamenti, o anche del suo modello. Lo schema di sviluppo è riassunto qui (da Wikipedia):


Ben raramente, quasi mai, una teoria scientifica può essere provata fino a derivarne una legge, perché per giungere a questo stadio dovremmo presumere che tutto l’osservabile è stato osservato. E perché spesso non riusciamo a riprodurre un fenomeno che è spiegato dalla teoria.
Pensiamo alla relatività, che pur ricevendo continue conferme, non consente di essere riprodotta in laboratorio e quindi è destinata a essere non provata, ma è accettata al punto tale che molti sviluppi tecnologici ne fanno uso nei loro calcoli e producono tecnologia che funziona (ne abbiamo parlato qui).

La teoria dell’evoluzione si trova in questo stadio e vi resterà ancora per secoli, a meno che non sia rigettata da una nuova teoria, così come la rivoluzione copernicana costrinse a rigettare la teoria geocentrica. Oggi si legge ogni tanto sulla stampa che “Darwin aveva torto”, ma si tratta sempre di distorsioni giornalistiche che riportano opinioni di scienziati sulle lacune della teoria, che indubbiamente ci sono, ma non possiamo riempirle di aria fritta.
Sarebbe come dire che, dato che Copernico ha commesso l'errore di prevedere orbite circolari per i pianeti e non ellittiche, la sua teoria è da rigettare e dobbiamo rimettere la Terra al centro dell’universo.
Quella dell’evoluzione è la miglior teoria di cui disponiamo sulla speciazione, ma da bravi razionali non possiamo escludere che un giorno ne arrivi un’altra che la soppianti; il che, allo stato delle conoscenze, sembra molto improbabile.

E’ invece molto probabile, e accade spesso, che sia sotto attacco da parte dei creazionisti, nonostante la teoria contenga in se stessa degli elementi perfetti per un ottimo compromesso tra la spiegazione teista e quella razionale:
alla base della teoria, infatti, ci sono le mutazioni genetiche che poi vengono validate o meno dalla selezione naturale in base all’adattamento ambientale. Se funziona, nuova specie, se non funziona, come non detto. Ebbene, queste mutazioni genetiche sono definite casuali dalla Scienza, il che lascia tutto lo spazio possibile al credente di ritenere invece che esse siano decise da un creatore. Ben lo rappresenta Joseph Ratzinger: 

“Davanti alla questione fondamentale irrisolvibile dalla stessa teoria dell'evoluzione - se comandi l'insensatezza o il senso - la fede esprime la convinzione che il mondo nella sua interezza, come dice la Bibbia, venga fuori dal logos, cioè dal senso creatore, e rappresenti la forma contingente del suo proprio compimento.” 
Joseph Ratzinger, Fede nella creazione e teoria dell’evoluzione, 1969, testo integrale qui

“La forma contingente del proprio compimento”, un concetto perfettamente evoluzionistico che comporta però l'esistenza di un fine, campo nel quale la Scienza non si addentra, preferendo un onestissimo “non lo so e non mi riguarda”.
"Insensatezza o il senso"? La Scienza dice la prima (il caso), la religione dice il secondo (Dio), ma la teoria resta comunque in piedi, non occupandosi affatto del perché e del fine ultimo.
E allora, cari creazionisti, perché non prendete quello che la teoria vi offre su un piatto d'argento? 

Dopo avervi tediato con cotanta prosa da ignorante consapevole, voglio tornare un attimo al nostro delizioso autore di cui si parlava all’inizio, per una chicca finale. Scopriamo infatti che lo stesso ha scritto nel 2011: 

Togliete i libri alle donne: torneranno a far figli

“Gli studi più recenti denunciano lo stretto legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico. La Harvard Kennedy School of Government ha messo nero su bianco che «le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze». 
E il ministro conservatore inglese David Willets, ha avuto il coraggio di far notare che «più istruzione superiore femminile» si traduce in «meno famiglie e meno figli». Il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà.” 
Camillo Langone, Libero, 16 marzo 2011 (testo integrale qui

Mi permetto di giudicare la validità della teoria dell'evoluzione con la misura della qualità dei suoi detrattori. Mi pare di poter dire che Charles Darwin è in una botte di ferro.

mercoledì 6 marzo 2013

Giacobbo for President?


E’ troppo presto per valutazioni sull’operato, che non c'è ancora stato, del Movimento 5 Stelle; quindi me ne astengo, resistendo alla tentazione (che pure ho) di giudizi avventati e processi alle intenzioni (vaffa preventivi, direbbero loro).
Ma in questi giorni ho letto una cinquantina di post sul blog di Beppe Grillo e centinaia, forse migliaia, di commenti. Tanto per capire un po'.
Affermo quindi, con cognizione di causa, che sono rimasto molto impressionato dal contributo del Beppe nazionale e dei suoi accoliti alla non-conoscenza. Non raggiunge l’eccellenza di Giacobbo ma poco ci manca.
 
Ecco qualche perla, cominciando dall’ultima in ordine di tempo, l’intervista di Ballarò al deputato 5 Stelle Paolo Bernini: 

 
Lo so che la TV ti fa vedere solo quello che vuole e forse hanno intervistato apposta il meno dotato (come sono buono oggi), ma è pur sempre un deputato e vi prego di dare un’occhiata al sito da lui citato come fonte di verità: Zeitgeist. E’ una raccolta d’idiozie sul complotto religio-massonico-finanziario che ha pochi emuli nell'universo Internet.  
 
Ed ecco quindi Grillo sulle scie chimiche, annosissima e noiosissima bufala: qui.
E ancora dal blog di Beppe: l’entusiasmo per la pallina magica che lava senza detersivo, qui (magari fosse solo una bufala, è una frode), e l’allarme sui telefonini che cuociono le uova, qui (documentato sbugiardamento qui).
Per tacere delle pochissimo convincenti teorie di Beppe sulle energie alternative che salveranno il mondo. In merito ho già cercato di spegnere gli entusiasmi (che erano anche i miei) qui.  E lo dico da anti-nuclearista, disposto a spegnere il riscaldamento e andare a piedi; non sto attaccando le teorie economiche della decrescita o dello steady state che meritano invece attenzione.

Insomma, il mondo è pieno di gente che non sa e parla tanto (compresi quelli che scrivono sui blog).
Poco danno, se queste persone non hanno grandi responsabilità. Di noi parolai si è occupato Leonardo da Vinci:

“Ecco alcuni che non altramente che transito di cibo, e aumentatori di sterco e riempitori di cessi* chiamarsi debono, perché per loro non altro nel mondo apare, alcuna virtù in opera si mette, perché di loro altro che pieni cessi non resta.”

* Nell'originale la parola è ”destri”, antico eufemismo toscano per “cessi”.

Ben altro è affidare a superficiali parolai il buon governo.
Il Parlamento italiano è un letamaio, e questo è un fatto. Ed è pure un fatto che Mastro Letame è ancora lì. E che cosa abbiamo fatto noi elettori? Con la collaborazione di un centro-sinistra che avrebbe dovuto portare un proposta e non l’ha fatto (o almeno io non l’ho capita), invece di far fuori il Mastro e i suoi seguaci rimestatori abbiamo innestato nel Parlamento un'allegra brigata che ha tanto entusiasmo ma, temo, solo quello. 

Chissà, forse dalla miscela del tutto inedita verrà fuori qualcosa di meraviglioso; il problema è che non abbiamo più tempo per giocare al piccolo chimico e vedere l’effetto che fa. 
Può la cacca, con l'aggiunta di freschi entusiasmi infantili, tramutarsi in un bel florilegio di norme giuste e innovative?   
Se il buon giorno si vede dal mattino, mi pare che la prospettiva presidenziale che dà titolo al mio post sia perfettamente in linea con un governo a 5 Stelle. Spero per l'Italia in clamorose smentite; in tal caso mi cospargerò il capo di leonardesco sterco.  

sabato 16 febbraio 2013

Una riflessione sull'Art. 3 della Costituzione

27 dicembre 1947
Enrico De Nicola firma la Costituzione della Repubblica Italiana

Non credo che ci vogliano meno di venti o trent’anni per raddrizzare la barca Italia, ammesso che sia ancora possibile. Se è così, non dobbiamo dimenticare che non andiamo a votare per noi ma per chi verrà dopo di noi.
A dire il vero, questo è un principio che dovremmo sempre adottare, cercando di proiettare la nostra scelta in una prospettiva storica ancora ignota ma, con un po’ d’impegno, immaginabile e auspicabile.
Auspicabile? Sì, certo, il futuro lo facciamo noi.

Il voto come auspicio per chi verrà dopo, un orizzonte e una bussola che non può dipendere da questa o quella imposta che non mi va giù, ma dall’impronta che voglio dare al mio Paese.
E’ lo spirito di chi ha scritto la Costituzione di una Nazione che non c’era più e andava rifondata da zero. Proviamo quindi a diventare tutti “Padri Costituenti”, perché anche questa volta dobbiamo rifondare un Paese che non c’è più.
E quando dobbiamo immaginare il Paese che vogliamo, non possiamo che partire dai princìpi, per esempio questo:

Art. 3 
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. 
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. 

Anche la grammatica ha la sua importanza. Notate l’uso sistematico dell’indicativo presente: “Tutti i cittadini hanno”, “E’ compito della Repubblica”. E’ una caratteristica di tutta la Costituzione: non usa mai il futuro o il condizionale né circonvoluzioni come “La Repubblica s’impegna a…”. In questo modo i principi espressi diventano condizioni perché la Repubblica sia tale.
In altre parole, se lo Stato non rimuove “gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini”, non è Repubblica, anzi non è “Res Publica” ma diventa “Res Privata”. E, purtroppo, sappiamo che è vero.
E in una Repubblica degna di questo nome “la libertà e l’eguaglianza” non sono indipendenti l’una dall’altra, vanno insieme. l cittadini sono liberi se non sono discriminati. I cittadini sono uguali se sono liberi. 

Credo che a tutti noi vengano in mente molti esempi di come la Repubblica non abbia affatto “rimosso gli ostacoli”, anzi.
Per citarne uno, soffermiamoci sulla bellissima frase “limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza”: non si parla solo di eventuali provvedimenti legislativi ma anche di condizioni estemporanee (di fatto) che non devono mai verificarsi e, se si verificano, devono essere rimosse. Per esempio, una rappresentanza legale di lavoratori non può essere estromessa da una fabbrica e dal relativo potere contrattuale.
E’ successo, vero? C’è qualcuno che sta pensando di rimuovere questa incostituzionalità?

Ma un esempio su tutti mi fa davvero male, perché riguarda il cittadino n.1, il Presidente della Repubblica. Questo cittadino gode, giustamente, di prerogative uniche quando è nell’esercizio delle sue funzioni. Non può e non deve godere di alcun privilegio quando ne è fuori. Mi viene in mente un detto che era appeso in una toilette: 

Saranno grandi i Papi, saran potenti i Re, ma quando qui si siedon son tutti come me.

Ebbene, la Corte Costituzionale ha deciso che neanche quando è seduto in quel posto il Presidente è uguale a me.
Naturalmente sto parlando della famosa intercettazione della telefonata Mancino-Napolitano. Non è nelle prerogative né nei compiti del Presidente della Repubblica entrare nel merito di un procedimento giudiziario, quindi stava semplicemente parlando al telefono con un amico, il quale era l’oggetto dell’intercettazione, in quanto indagato.
Prudenza avrebbe voluto che il Presidente non gli avesse neanche risposto, e invece lo sventurato rispose.

Ne è seguito tutto il bailamme che conoscete, alla fine del quale la Corte ha stabilito che il Presidente non può essere mai intercettato, pur avendo la medesima responsabilità penale degli altri cittadini, anche se l’intercettato è il suo interlocutore. Nel caso, le prove “andrebbero cercate con altri mezzi”.
In pratica, se qualcuno telefona al Presidente e gli dice “sto per ammazzare mia moglie”, questa registrazione deve essere subito distrutta, non può essere utilizzata al processo.
Assolutamente pazzesco. Una lesione gravissima del nostro Articolo 3: gli ostacoli all’uguaglianza devono essere rimossi, ma non se c’è in ballo il cittadino Presidente.
In Italia è stato reintrodotto il principio di “lesa maestà” della Lex Julia Maiestatis dell’anno 8 a. C.
Che ci volete fare, dopotutto sempre a Roma stiamo.

E come per l’Art. 3, tante altre violazioni possiamo constatare. Un utile esercizio prima del voto potrebbe essere leggere con attenzione i primi 12 articoli della Costituzione qui, provare a riscontrare le attuali violazioni della Carta, e poi spegnere la televisione e leggere i programmi dei partiti e delle coalizioni.
Quale dei programmi guarda più lontano, quale dei programmi è più “ri-costituente”?

E andiamoci, a votare. E se, mentre andiamo al seggio, prendiamo in pieno un palo perché stavamo pensando ad alti principi, sarà valsa la pena.