sabato 17 dicembre 2011

Quel pazzesco istante zero


Quest’estate vi parlavo qui di quel fatterello noto come ”Big Bang”, il grande botto che avrebbe dato inizio a tutto. E si diceva come non abbia senso parlare di un “prima”, dato che sarebbe stato quel botto a far partire il tempo.
In quest’ipotesi il “prima” è un concetto inesistente, quindi non avrebbe neanche senso immaginare un cronometro in mano a qualcuno che abbia schiacciato il bottone. Nessuno lo ha schiacciato perché avrebbe dovuto farlo “prima” e soprattutto avrebbe dovuto decidere “prima” di farlo. Quindi, l’eventuale atto creatore non ci sarebbe mai stato.  

Tutti contenti? Manco per idea. Io no di certo, semplicemente perché non riesco minimamente (e credo neanche voi) a immaginare l’assenza di tempo e spazio; e neanche i ricercatori, perché quel pazzesco “istante zero” fa a pugni con tutte le leggi fisiche. Bazzecole come gravitazione universale e relatività non funzionano più. Se pensiamo alle ipotetiche condizioni fisiche del solo istante zero, Einstein ha sbagliato tutto.
Eppure, le osservazioni e le misurazioni sempre più ricercate (e di cui Einstein non disponeva) lungo tutto il percorso di quei 13,7 miliardi di anni che ci separano da quel momento, danno continue e impressionanti conferme di quel che l’amico Albert aveva previsto. Fino a quel benedetto istante in cui tutto diventa impossibile.
Il punto è che, seguendo le ordinarie leggi fisiche, nel momento della cosiddetta “singolarità”, quando cioè l’universo è un punto senza ancora volume né dimensione, l’energia, la temperatura e la massa sono infinite. Anche un bambino sa che provare a fare un rapporto tra una massa infinita e un volume zero porta a un unico risultato:


Si possono trarre due conclusioni diametralmente opposte da quest’impasse scientifica, la prima rappresentata da un’affermazione del fisico Frank Tipler:

Abbiamo sottoposto l’esistenza di Dio alla verifica sperimentale. L’unica conclusione possibile è che Dio esiste.

Per la seconda mi permetto di scomodare Hegel:

Se i fatti non concordano con la teoria, tanto peggio per i fatti.

Se accettiamo l'affermazione di Tipler, scegliamo di fermarci alla prima spiaggia e il discorso finisce qui. Se prendiamo in considerazione la seconda, andiamo avanti. E io vado avanti, perché se per ogni mistero mi dessi una spiegazione divina mi parrebbe d’insultare la storia della conoscenza. A che serve la “scuola di Atene”? Se non vado avanti tanto vale buttarla giù.  

Dunque mettiamo in dubbio i fatti.
Prendiamo in considerazione la possibilità che questo famoso istante zero non sia mai esistito, il che ci farebbe ritrovare l’armonia con Newton e Einstein ma fa sorgere un altro piccolo problemino: ma… se non è mai nato, l’Universo è sempre esistito?   
Su questa domanda sta lavorando il giovane e brillante fisico tedesco Martin Bojowald, raccogliendo l’eredità di Einstein. Quest’ultimo sapeva che la ”singolarità” faceva crollare la relatività e tentò di lavorarci per risolvere il dilemma ma il tempo non gli è bastato.
Bojowald è anche un divulgatore e ha scritto un libro che sto leggendo:


Devo dire che, benché divulgativo, il libro è tosto. Non ho capito un accidenti della teoria quantistica ed è la seconda volta che ci provo; ci vorrà la terza, poi se succede il miracolo ve la racconto. Comunque, mi è successo che avendo letto una certa pagina e avendola perfino compresa, non ho fatto che pensare a quella pagina tutto il giorno, nonché a questo post che sto scrivendo.

Bojowald è il padre della teoria del “Big Bounce” (Grande Rimbalzo) da lui enunciata nel 2007. La sua teoria dice che l’Universo si espande fino al punto di densità critica (punto Ω) in cui, un po’ come succede per una stella supernova, la gravità lo fa implodere e collassare su se stesso, per ridursi in uno stato molto vicino a quello dell’istante zero senza mai raggiungerlo. Ma a questo punto, raggiunta ancora una volta la massa-energia critica, l’Universo ri-esplode in un nuovo Big Bang. E questo sarebbe avvenuto un numero infinito di volte e avverrà ancora un numero infinito di volte. Ogni volta il nuovo Universo sarà diverso da quello precedente, essendo essenzialmente il caso a determinare la sua composizione .


Così come quando esplode una bomba è impossibile prevedere dove andranno a finire tutte le sue molecole, nel caso dell’Universo il risultato è ancora più imprevedibile. Non sappiamo come le particelle sub-atomiche che costituiscono tutta l’energia si combineranno e che tipi di atomi formeranno, si potrebbe ipotizzare qualunque cosa, anche un Universo senza idrogeno ma con qualcosa di nuovo. Anche un Universo che non potrà mai ospitare la vita, ma poi magari va meglio al successivo rimbalzo.

Sarebbe quindi una successione infinita, ciclica, di Big Bang e Big Crunch (collassi) che ci consentirebbe di affermare che l’Universo è sempre esistito e sempre esisterà, sia pure in forme e modi diversi determinati dai Big Bang che si succedono uno dopo l’altro. Da ignorante mi sembra più confortevole della pazzesca assenza di spazio e tempo.  

A questo punto abbiamo aggiunto al dubbio sul “prima”, il dubbio sul “sempre”. Mi sa che dovremo prima o poi tornare a fare una visitina dalle parti di Atene.
La scienza impone anche alla filosofia dei “Big Bounce” ciclici del pensiero, un viaggio senza fine che ci fa passare e ripassare per i luoghi del sapere.
Era meglio fermarsi alla prima spiaggia, quella bella e rassicurante di Tipler? Io dico di no.          
  
Chicca non proprio piacevole: vi sarete chiesti se è possibile prevedere il momento di massima espansione, il punto Ω. Più o meno sì, se la teoria è giusta, e il punto Ω risulta essere adesso.
Dobbiamo sperare che Bojowald abbia preso una micidiale cantonata oppure che abbia perfettamente ragione e veder trionfare la conoscenza? Ovviamente, non lo so.            

3 commenti:

  1. La scienza giustamente indaga l'esistente, prendendo atto della sua esistenza. Giustamente! Non può fare altro. E già dal suo punto di partenza che la scienza non fa sue le mie inquietudini. Ci separiamo sul nascere... giacché non mi toglieranno mai dalla testa che era molto più logico e normale che non esistesse nulla, che nulla fosse mai esistito e che nulla ci sarà mai. Niente di niente. Né prima né dopo, né big bang né big crunch, nessun atomo e nessuna legge che lo governi....
    Tutto questo circo barnum di materia più o meno organizzata, tutto questo spreco di energia. Non ha senso. Non può esistere!

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  2. Kim, si impara più volentieri dalla materia che dal nulla. Che ha da dirmi il nulla? Fatti non fummo...

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  3. Hai ragione Ettore, dal nulla non si impara nulla, perché non c'è nulla da imparare. Questa è la condizione normale, in assenza di altro. La scienza è bella, avvincente e giustamente indaga, ipotizza, teorizza, scopre, dimostra, prova, modellizza, ecc. ecc.

    Tutto questo non ha nulla a che vedere con le mie inquietudini. Purtroppo.
    Nel frattempo possiamo ben impiegare ciò che principalmente ci caratterizza per elevare la nostra anima, come diceva Socrate.

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