martedì 14 agosto 2018

Loro ci sono, ma non li troviamo

 

C’è una specie intelligente su un granellino di polvere periferico di una galassia che sta cercando un’altra specie intelligente su un altro granellino di polvere in un’altra galassia.
Probabilità di riuscirci? Straordinariamente bassa, molto meno probabile di fare la più grossa vincita della storia in una lotteria.
Potrei dire “lasciate ogni speranza, voi che leggete” e avrei ragione. Eppure ci sono ancora persone, anzi più di prima, che ci provano. Perché?
Questa domanda potremmo farla a Cristoforo Colombo, o a J. F. Kennedy quando decise che dovevamo andare sulla Luna, o a quell’uomo primitivo che si mise in cammino per raggiungere la linea dell’orizzonte. Perché siamo fatti, così: curiosi, stupidi, testoni e meravigliosi.
Poi capita, ed è di questo che voglio parlare, che uno di questi stupidi testoni sia ricchissimo, sia anche un fisico, e decida di investire 100 milioni di dollari nella ricerca dei marziani. Quando il denaro e la scienza s’incontrano accadono miracoli, Elon Musk docet.
Il pazzo in questione si chiama Yuri Milner, è un russo-israeliano, e ha dato vita ad uno sforzo senza precedenti, il progetto Breakthrough listen.

 Yuri Milner 

Chi mi segue sa che ho parlato altre volte di potenziali intelligenze extra-terrestri, per esempio qui e qui. Questa volta però è davvero l’iniziativa della svolta, come dice il nome del progetto.
Ambizioso ma realistico, si tratta di mettersi all’ascolto per cercare in altre galassie il “rumore radio” di una civiltà. È tecnicamente fattibile già da molto tempo, ma nessun governo avrebbe mai investito cento milioni in un’attività con probabilità così basse di riuscita.
Il progetto è partito a gennaio 2016 e si propone di ascoltare i segnali radio provenienti da un milione di stelle in dieci anni. Si serve di potenti radiotelescopi (il cui tempo a noleggio è costosissimo) per raccogliere i dati e di tecnologie ormai consolidate per analizzare i segnali.
 
Il Green Bank, in West Virginia, è uno dei radiotelescopi coinvolti nel progetto 

Il programma SETI, di cui abbiamo parlato qui, è attivo da decenni e si basa sull’attività di pochi scienziati e volontari, disponendo di scarsi fondi che lo fanno sempre vacillare tra continuazione e stop.
Il Breakthrough listen, invece, dispone di risorse infinitamente superiori e ha già analizzato una quantità di dati maggiore di quella che il SETI ha analizzato in quasi quarant’anni. Per avere un’idea, i dati da analizzare possono raggiungere i 5.000 GB all’ora.
Cosa ha trovato il progetto in due anni di attività? Nulla, o quasi. Ed ecco cosa vuol dire quel bellissimo “quasi”:
Sapete cos’è un “lampo radio veloce”? L’FRB (fast radio burst) è un segnale radio ad altissima energia della durata di pochi millisecondi, osservato per la prima volta nel 2007. Si sa che possono generarlo grandi eventi cosmici come l’esplosione di stelle o la collisione di buchi neri, ma quando non sono coinvolti eventi distruttivi, e soprattutto quando si ripetono sempre nello stesso punto dello spazio, non sappiamo cosa li possa generare; le ipotesi sono molte, nessuna esclusa. Nemmeno quella che fa risalire la causa ad un’attività intelligente di qualche tipo.

Dal 2007 in poi si è cominciato a catalogare i lampi radio veloci con una sigla, e quello che c’interessa di più è l’FRB 121102 (per i dettagli vedi qui), osservato per la prima volta nel 2012 e osservato molte altre volte nell’ambito del nostro progetto. In particolare, nel 2017 il lampo si è ripetuto 15 volte in maniera non regolare, sempre nello stesso punto e sempre con la stessa energia. È lontanuccio, 3 miliardi di anni/luce. Quant’è in chilometri? Se ci riuscite, moltiplicate 9.460.730.472.581 per 3.000.000.000 e lo saprete.
Dunque, ci sono alcune cose che sappiamo su questo FRB 121102, in particolare sappiamo cosa non è:
- Non è un’esplosione di Supernova;
- Non è una collisione di buchi neri;
- Non è un evento periodico perché la frequenza è irregolare. 

A questo punto uno scrittore di fantascienza ci andrebbe a nozze: 
“Si tratta senza dubbio di una trasmissione di energia ad un’astronave aliena che viaggia con una tecnologia ad impulsi remoti”. 
E se fosse vero?
Se fosse vero, sapremmo che tre miliardi di anni fa sono partiti questi impulsi per spingere un’astronave chissà dove. E poi, con tutta probabilità, la civiltà extraterrestre che era arrivata a cotanto progresso, si è estinta.
Bella consolazione. Meglio non sapere e immaginare. 

Ma, nonostante tutto, restiamo alla ricerca di risposte. Stephen Hawking ha detto:
In un universo infinito, ci devono essere altre vite. È giunta l’ora di cercarle”.

P.S.
Perché Hawking parla di universo infinito? Lo è davvero?
No, non è infinito. Ma siccome è in espansione, con nessun mezzo, per quanto veloce, potremmo mai raggiungerne il confine. Quindi lo percepiremmo come infinito.

1 commento:

  1. Quindi “Extraterrestre portami via, voglio una stella che sia tutta mia” non era così campato in aria anzi nello spazio cosmico.
    Vorrei essere avvertita in tempo quando la buona notizia si avvererà ��

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